Mi chiamo Marta Zanetta, vivo alla periferia est di Novara, in una casa a schiera con 140 m² di giardino. Trenta di questi sono orto, divisi in quattro aiuole rialzate da 5 × 1,5 metri. Dal 2019 ci vivono anche quattro galline: due Bionde piemontesi, Gilda e Tina, una Ancona chiamata Nespola e una Robusta maculata che si chiama Rosmarina perché ama dormire sotto il cespuglio omonimo.
Non sono veterinaria né agronoma. Faccio un altro lavoro e il pollaio lo gestisco prima di uscire e la sera. Quello che scrivo viene da sette anni di prove, quaderni, errori costati qualche cespo di lattuga e qualche notte insonne quando una faina ha provato a entrare. Quando una cosa dipende dalla legge o dalla salute degli animali lo dico chiaramente e ti mando da chi può risponderti meglio di me.
Perché proprio razze italiane? Perché le razze locali sono parte della biodiversità quanto i fagioli della nonna, e perché molte di esse sono state selezionate proprio per razzolare nei cortili e negli orti di campagna. Tenerle in un giardino di città è un piccolo modo per non farle sparire.